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Visualizzazione dei post con l'etichetta inseguire un sogno a 43 anni

Impercettibile

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Perché non vieni a prendermi come facevi una vita fa? Un sabato sì ed uno no, uscendo dal portone, ti trovavo lì, contro il muro antistante la scuola, fermo ad aspettarmi. Certo, ora sono grande, anzi vecchia, il liceo è finito da un pezzo (a breve dovrò iscriverci Viola), ma io ho ancora bisogno di te. Che, quando ne combinavo una delle mie, tipo rimodellare l'aspetto della Lancia Y a suon di "na botta deqquà, una dellà" , dicevi: "Sta tranquila... Rangiuma tut!". Perché sai? Son piena di cose da aggiustare, a partire da me. Solo, credo, prima dovresti aiutarmi a raccogliere i cocci. Son sempre stata fragile. E la vita, raramente maneggia con cura i suoi figli. Ma negli ultimi tre anni il ritmo del mio sgretolamento ha aumentato i battiti. Potrei consolarmi nella speranza che gli spigoli di "ciò che resto" siano taglienti al punto da scoraggiare chiunque si avvicini. Ma non mi consola nemmeno più stare sola: da quando ci sguazzo, nel mio isolamento an...

La vita è una scala

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Nel video di yoga di 'sta mattina, l' insegnante invita a ripetere più volte, mentalmente, la seguente intenzione: "tutto ciò di cui necessito è già dentro di me". Ebbene, io ci ho provato. Dopo la lezione mi sono immaginata di discendere un'ipotetica scala (diroccata e pericolante) che avrebbe dovuto condurmi nei meandri di ciò che chiamo "me". In effetti qualcosa c'era: 1) ODIO declinato in tutte le sue forme, quali rancore, astio, livore, acredine, risentimento; 2) RABBIA e derivati, come ira, stizza, collera, bile; 3) TRISTEZZA in tutte le sue varianti, ossia amarezza, delusione, pesantezza, disperazione, depressione. I casi sono 3: o, per ciò di cui ho bisogno, c'era un ascensore che non ho visto, o devo cercare con maggiore attenzione, oppure ho veramente bisogno di siffatte, brutte cose. Bypassando il discorso ascensore, che, per restare in tema, odio, ho pensato di cercare più a fondo. Così ho continuato la discesa della scala...

Mi son rotta

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Sono rotta,  un rottame, la più rotta del reame,  giuro: chiedi al vecchio specchio  delle mie brame, infame!  Se non scrocchio,  o cigolo o intercetto lo spigolo del tavolo col mignolo,  maledetto! Ho il malocchio? Non so, però  male all'occhio,  quello ce l'ho...  No, ora no...  Anzi si, che se ci penso torna, e intenso, che tormento! Poi la schiena (c'è qualcuno che mi mena nottetempo?)  Da uno a cento faccio pena  cinquecento,  sacramento! Si, l'Estrema Unzione, no? Che di anni me ne sento centoventi,  deambulo un po' a stento,  assecondo i miei malanni (uno nuovo  al secondo).  Tipo quello all'orecchio,  se mi muovo  quello dietro al ginocchio.  Io abbondo: tra i mali non mi manca manco l'anca,  sono stanca: c'è il gomito,  c'è la spalla,  l'indomito polso destro che traballa,  ma non molla con 'sta foga dello yoga...  È che sfoga,  è salutar...

Vigile resa

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Non mollo il controllo,  che faccio?  Mi ammazzo o mi uccido? Che dici?  Mi affido alla vita?  Ci penso...  Da buona esaurita scompenso: mi sembra  che tutto sia privo di senso,  non vero.  E sclero.  Chi dice: "la vita è  una lotta!"  si fotta,  ché non mi s'addice.  Io credo,  la vita,  si celi nel lento respiro che esplora gli spazi di vuoti  silenti.  Rallenta...  Silenzio...  Rimane in attesa.  Ché non fa rumore la resa,  a stento si sente  quel suono d'attento abbandono.  P.s. Comprate il libro così la smetto di scassare! 

Dio gioca a dadi

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L'altro giorno guardavo un video di divulgazione matematica intitolato "Come funziona la probabilità?" . La preparitissima autrice del suddetto spiegava, servendosi del pratico esempio dei lanci del dado, che ogni lancio è indipendente dai precedenti, per cui ogni volta, ogni numero, ha la stessa probabilità di uscire rispetto agli altri. Tuttavia, se vi chiedessi quale numero avrà più probabilità di uscire dopo 6.000 lanci in cui il 6 non si è fatto vedere neanche una volta, voi probabilmente sareste portati a pensare che la seimilaunesima volta  dovrà per forza capitare il 6. Invece, come detto, esso ha esattamente le stesse probabilità di uscire degli altri, ossia una su sei. Dunque sembrerebbe impossibile fare previsioni sul singolo lancio. Eppure esiste una legge matematica "nascosta" detta "Distribuzione" che sembrerebbe dire ai dadi: "Fate un po' cosa volete, ma alla fine di tot lanci il 2 e il 6 dovranno essere usciti + o - lo stesso n...

Mali di stagione

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La tosse mi scuote  feroce,  mi svuota di forze,  m'arroca la voce.  Se non fò attenzione tossisco un polmone, espello  dal naso il cervello,  se soffio ancora.  Che bello...  Ma cola! Intanto  solletico  in gola,  torace graffiato,  a seguire: naso  tappato. Bestemmio per venti,  mi faccio i fumenti, 'chè se non respiro  mi tocca dormire seduta; 'na volta son pure  caduta,  che idiota! Comunque,  non fosse per questo mi piace la tosse,  eccome: scolpisce l'addome e poi, stando  al testo,  acuisce  l'acume,  un tale marciume,  rispetto alla media.  Tant'è che si dice: “Essere una marcia in più“... no?  O era "avere"? Bho!  P.s. Comprate il libro così la smetto di scassare! 

Rosa Natale

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Qualcuno, anni fa, cantò: "Sarà tre volte Natale..." e mi sa che ci aveva preso, perché, non so voi, ma io ho l'impressione che, un po' come per il 730, sia sempre ora di Natale. Sarà che sono povera di spirito (natalizio)... O forse, a infastidirmi, è l'imperante maschilismo che permea tutto, anche questa festività/incombenza. Basti pensare all'enorme importanza che riveste la figura di Babbo Natale rispetto a quella della Befana. Prendiamo, ad esempio, l'outfit: avvolto in un caldo ed elegante abito rosso l'uno, in abiti logori e poco adatti alle temperature invernali l'altra. E i mezzi di trasporto? Una signorile e comoda slitta trainata da renne per Babbo,  una spartana scopa non certo adatta alla tarda età (e ad eventuali emorroidi) per la Befana. Inoltre, diciamocelo: prima di Natale le strade si riempiono di Babbi e dei loro "Ho ho ho", mentre prima dell'Epifania, di befane manco l'ombra. Insomma, assoluto prota...

Aspettative

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Sono piena di aspettative. E non conta che vada blaterando a destra e a manca che non m'aspetto nulla di buono da niente e da nessuno, me compresa. In realtà, nel profondo, nutro speranze che andrebbero lasciate morire di fame, invece. Tipo quella di saper fare foto fighe (vedasi immagine allegata). Ed è dal seme della speranza che sboccia il fiore dell'aspettativa. Il quale, inevitabilmente, viene reciso dalla falce della disillusione, meglio conosciuta come delusione. E io sono piena di delusioni tipo la foto. Una per ogni aspettativa. Ad esempio ora mi aspetto che nevichi perché, in seguito alla prima nevicata di quest'inverno, ho scritto un post a tema, ma non ho avuto voglia di pubblicarlo, e certo non posso farlo adesso che s'è sciolto tutto. Ma non nevica. Infatti sto scrivendo questo. E m'aspetto, una volta postato, che voi lo leggiate. Dunque sarò delusa, perché qualora lo leggeste, io non lo saprei (sì, dietro questa affermazione si nasconde, n...

Mi ruga (es tu ruga)

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Di recente mi son guardata allo specchio sotto la luce naturale e inclemente che filtra in pieno giorno dalla finestra della cucina. E mi sono spaventata: il mio volto pare una vecchia cartina geografica stropicciata, coi fiumi disegnati dai solchi delle rughe nei quali scorrono copiose lacrime salate che, tristemente, si gettano in laghi di macchie della pelle e abissi marini di nere occhiaie. E niente: è difficile fissare negli occhi l'immagine che porto in giro per il mondo e che, sempre meno, assomiglia all'idea che ho di me, senza distogliere lo sguardo per correre ad infilarmi un sacchetto di carta sulla testa. Perché non voglio vedermi mai più. Eppure devo, se voglio accettare questo processo naturale che tutti accompagna fin dalla nascita. È necessario, dunque, ch'io impari ad amare ogni singolo segno del tempo, per quanto si tratti di brutti segni. E se per amarla, una cosa, devi conoscerla, per conoscerla sei costretto ad osservarla. Con occhio clinico...

L' a(i)uto

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L'auto è un bene mobile. Non la mia: essa si dà il caso appartenga all'altra categoria, quella dei mali mobili. Intanto, per come la tratto. Fa quasi tenerezza quel suo parabrezza zozzo in modo ignobile. Mi piacerebbe farvi credere che è una strategia, stile "vetro oscurato", affinché, dal "di fuori" lercio, non si possa scorgere l'ulteriore dissesto del "di dentro". Ma non sono brava ad arrampicarmi sui vetri fino a tal punto, tanto meno sui miei, sporchi come sono. Il fatto è che i tergicristalli non detergono. Il che è perfetto per l'effetto sorpresa: tu credi di salire sulla mia macchina, ma, quando apri la portiera, ti ritrovi nel bel mezzo d'un mercato. Cosa ti serve? Fogli? O forse cd, borse, ombrelli, maglie? O, ancora, oggetti perduti nella notte dei tempi, di cui nessuno più conosce l'utilizzo? E, a ben guardare, sotto i tappetini si possono trovare anche guai&disagi assortiti... Ma la cosa peggiore, tornan...

La fortuna è cieca

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Temo di avere un ego smisurato. Perché solo un' egocentrica coi fiocchi come me, può credere di rivestire un'importanza tale da indurre le forze dell' Universo ad unirsi contro di lei. In fondo mi capitano disavventure del tutto normali. Infatti è piuttosto comune decidere di cambiare i vecchi, stanchi, logori occhiali, recarsi dunque da un ottico che non nominerò (anche se andrebbe eliminato), scegliere una nuova montatura, tornare per il ritiro e il pagamento (380 €), rendersi conto che le nuove lenti sono insopportabili, riportarle in negozio per far sì che possano essere sostituite, aspettare di nuovo, ri-ritornare, constatare che, anche rifatte, le nuove lenti danno fastidio, provare a ridurre le dimensioni delle suddette scegliendo una nuova montatura (aggiungendo i 20€ della differenza tra quella scelta in prima battuta e la seconda), riconstatare che, nemmeno così il problema si è risolto, consultare altri 2 ottici per venirne a capo, non venirne a capo,...

A Natale puoi

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Se davvero il Natale fosse magico come dicono, io gli chiederei questa magia, questa soltanto: sparire. Perché è dal lontano 1998 (anno del mio diploma), che tal festività ha smesso di essere motivo di gioia per via delle 2 settimane di vacanza dalle lezioni. Da quando sono entrata nel mondo del lavoro e, sotto le feste natalizie, sono in "ferie" esclusivamente nei "giorni rossi", ecco che la ricorrenza ha perso tutto il suo charme. Vi lascio immaginare la felicità di scoprire che, quest'anno, il 25 cade (senza né rompersi, né farsi male mai) di Domenica (giorno in cui non lavorerei comunque). E, va da sé, pure il primo Gennaio. Insomma, una settimana come le altre. E niente: delusioni&amarezze sotto l'albero, per me. Con questo post, vorrei dunque lanciare un appello ai miei innumerevoli lettori, affinché mi rendano edotta sui sicuramente validi motivi per cui amano-adorano-attendono il Natale trepidanti. No, perché io, per capire, ho voluto...

Mi fa un baffo

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Dati per certi i seguenti, brutti aspetti: 1) mi sveglio sempre nel cuore della notte, senza apparente motivo e all'incirca alla stessa ora, per girarmi e rigirarmi fino a riaddormentarmi poco prima del suono della sveglia; 2) le mie ascelle han preso a puzzare ogni 3×2 (e stile fossero 3 pur essendo 2), come non mai in vita mia, manco dopo ore di palestra, ai tempi; 3) ho cicli mestruali sempre più ravvicinati; 4) ho sbalzi d'umore di così lunga durata e, come da punto 3, cicli così brevi che, praticamente, piango-m'incazzo-m'incazzo-piango senza soluzione di continuità, posso, dunque, affermare che: sono in pre-menopausa. Dove pre- mi sta per precoce. Per forza, cazzo! Insomma, sono quasi ufficialmente fuori dal periodo "età fertile". Che peccato, eh!? Per peccato intendo che è una sciagura poter smettere finalmente di mantenere la Clear Blu (a suon d' acquisti compulsivi di test di gravidanza, causa ossessione ingiustificata/delirio da gravi...

A volte ritornano

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Dite la verità: quante volte, soprattutto a Natale, avete scartato un regalo non gradito, da scartare insomma, dunque da etichettare (a proposito: mai togliere subito le etichette!) come "riciclabile", che di 'sti tempi fa pure politically correct. Come quella volta che, sotto Natale, uno dei miei più cari amici di gioventù, pensò fosse giunto il momento di farmi visita dopo la nascita di Viola, in Agosto, prendendo così due piccioni con una fava e, soprattutto, cavandosela con un regalo invece di due. Teneva in mano, fiero, il classico cesto che si compra già fatto per il prozio verso cui non si nutre particolare affetto. Di quelli che, nelle feste, affollano gli uffici in entrata e in uscita e che, secondo me, sono sempre gli stessi: dal venditore al cliente, dal cliente al prozio, dal prozio al venditore da cui è partito, di cui lo zio è fornitore. Avete capito, no? Quelli con il Grand dessert - spumante dolce - che di grande c'è solo deserto che si crea qu...

Liguria

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Mi piace la Liguria. Perché c'è il mare. E l'aria di mare. Perché tutto è un po' arrugginito, come me. E poi, di notte, ci son le finestre accese, appiccicate tra la macchia sulle colline, che par d'essere in un presepe tutto l'anno. Per non parlare delle nuvole appoggiate all'orizzonte o appese al cielo, che di notte lasciano il posto alle stelle. È indescrivibile la strada che la luna, quand'è piena, disegna sull'acqua con gocce di diamante incastonate nell' argento vivo. Amo i vetrini colorati modellati dal mare e dalla sabbia: non me ne sfugge uno. E adoro le pietre, piccoli miracoli di forme, colori e disegni, ataviche entità, silenti testimoni del tempo. Del mare mi piace il sole d'inverno e l'aria fresca d'estate; il volo elegante dei gabbiani, padroni del cielo e "predoni" del mare. Mi culla la voce delle onde, quand' è solo un lieve sciabordio e m'intimorisce quando romba come un tuono. E camminare s...

Voce del verbo gattara - part 2 -

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Grat-gratta la gatta dinnanzi la porta: la vuole aperta. Maliarda mi guarda: miliardi le volte  che m'alzo a pie' scalzo e poi non esce.  Come adesso... fa lo stesso.  Disinvolta, con un balzo,  va alla ciotola del pesce: lo rimbalza (è un avanzo). Pazienza, sta senza, 'ché botola... To'... rotola. Poi si lava (ma che brava!) e senza fretta zampetta alla porta un'altra volta.  Grat-gratta (che matta!), ma non cedo,  fingo, anzi: "non ti vedo". Ma attacca col sonoro L' ignoro.  Vigliacca: vuol m' alzi  di nuovo per niente. Non mi muovo,  ma insistente è il miagolio. Mi commuovo,  chiamo Viola,  non mi sente, m' alzo io,  "omioddio quant'è freddo  il pavimento, termo spento". Apro e aspetto,  come non detto...  Mi guarda, bastarda, sta un po' lì, miagola,  poi va a fare la pipì (ci va 300 volte al dì) e ogni volta che scava nella sabbia (che rabbia!) ne butta dappertutto: "Ho la schiava, ne approfi...

Quanti pezzi di me (cantatela sulle note di Levante)

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  Ecco, oh mio Dio, al solito un fottìo, le evito ma so che ne calpesterò, ma dove vo'? Vo' da l’Idea; ma dove vo'? È domenica. Capisci tu, che non se ne può più, svilupperò di certo a breve un’allergia, come si fa? sempre così; come si fa? Ma guarda lì… Un giorno qualunque si ricorderan che vanno buttate dentro il cestinooooo... RIT.: Quanti pezzi di me, dappertutto ce n’è, quanti pezzi de me bleah-ah-ah-ah-ah (2 volte). Fortuna si, si pensa sia così, ma io sinceramente dico “anche no!” Alano no? Sì sì ce l'ha, e questa qua? Di un boxerin… secondo me benissimo non sta, ‘na visita da Bo gliela consiglierei: è d’un color così-così, boxer, ok, ma il pannolin? Un giorno qualunque si ricorderan di andarsene in giro col sacchettinooooo... RIT.: Quanti pezzi di me, dappertutto ce n’è, quanti pezzi de me bleah-ah-ah-ah-ah (2 volte). Scivola come esser sul sapone lo giuro, me lo sento: adesso cado qua, ne va del mio charme e non mi va...

La settimana tranne martedì e mercoledì

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  Il Lunedì è una montagna da scalare, ed io son sempre stata più incline al mare. Ma la cosa peggiore è che esiste la Domenica. Immagino che la gente normale trascorra il giorno di festa per eccellenza godendosi il meritato riposo. Ebbene, io no! A me piace trascorrerla nutrendo il magone per la fine del fine settimana e conseguente impellenza del Lunedì. Che palle! Va già bene che soffro di una sindrome da "Sabato del villaggio" così marcata che comincio a risorgere di Giovedì, ossia il giorno prima del giorno prima dei giorni di festa. Peccato che 'sta famosa "smana di tre giobia" non mi sia mai capitata: coinciderebbe di sicuro con quella in cui il Lunedì non mi sveglio incazzata! Fatto sta che di Giovedì mi son sempre sentita come la donzelletta che, dalla campagna, si sposterà nel week end in città con la sua erba, tutta in ghingheri per le notti danzanti di Torino. Poi sopraggiungono Venerdì e Sabato, in cui invece vesto i panni della vecchiaz...

Grazie

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È grazie al cielo se sono viva.  Ed alle nuvole se ricordo che sono passeggera,  quando scordo d'esser leggera.  Le volte in cui scorgo fugaci forme,  che in silenzio scorrono,  o con borbottio sordo,  risorgo a nuova vita.  E mi accorgo che il maestoso cielo è maestro: imperturbabile seppur di fronte alle peggiori  perturbazioni.  Dunque  ad esso assurgo  con animo sollevato. P.s. Comprate il libro così la smetto di scassare! 

Esami

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Ho sempre odiato gli esami. E in questi giorni di ripetizioni a mia cugina, che deve sostenere a breve quello di latino, ho rimembrato perché. Etimologicamente il termine significa "ago della bilancia" e deriva dal verbo exigere che si traduce con "pesare". Appunto: conoscete una donna cui piacciano bilance&pesi? A parte gli scherzi, ho davvero un problema con le famigerate prove finali. Prendiamo, per esempio, l'esame di 5° elementare, interrogazione di matematica: "di quanti lati è composta la figura geometrica con meno angoli?" "Ehmmmquattro?" "Sei sicura? Pensaci bene..." "Due-ehm?" "Dai che ci sei quasi..." e invece panico, lacrime, scena muta. Però Renato Zero si ispirò a me quando scrisse il testo de "Il triangolo no". E son comunque soddisfazioni. All'esame di 3° media, invece, pensai di esordire direttamente piangendo per evitare che le mie parole potessero essere usate cont...