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Visualizzazione dei post con l'etichetta deserto

Aspettative

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Sono piena di aspettative. E non conta che vada blaterando a destra e a manca che non m'aspetto nulla di buono da niente e da nessuno, me compresa. In realtà, nel profondo, nutro speranze che andrebbero lasciate morire di fame, invece. Tipo quella di saper fare foto fighe (vedasi immagine allegata). Ed è dal seme della speranza che sboccia il fiore dell'aspettativa. Il quale, inevitabilmente, viene reciso dalla falce della disillusione, meglio conosciuta come delusione. E io sono piena di delusioni tipo la foto. Una per ogni aspettativa. Ad esempio ora mi aspetto che nevichi perché, in seguito alla prima nevicata di quest'inverno, ho scritto un post a tema, ma non ho avuto voglia di pubblicarlo, e certo non posso farlo adesso che s'è sciolto tutto. Ma non nevica. Infatti sto scrivendo questo. E m'aspetto, una volta postato, che voi lo leggiate. Dunque sarò delusa, perché qualora lo leggeste, io non lo saprei (sì, dietro questa affermazione si nasconde, n...

Nuvol&Messico

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Se dovessi dire, così su due piedi, se preferisco le stelle o le nuvole, non avrei dubbi: le nuvole. Per questo, credo, ho lasciato gli occhi del cuore nel deserto del Messico. Là ho capito che per un cielo così, farei a cambio persino col mare. Perché quel cielo, lo senti vicino. Tanto immenso,  pesante di nuvole e imminente che persino un bambino, tendendo la mano, può rubarne una e nasconderla in tasca. Nuvole, sculture animate di ghiaccio e acqua finemente cesellate dai venti, maestre di caducità. Transitano, mastodontiche creature di mondi di sogno: solo per poco, solo per pochi. Nuvole come figurine d'animali, da scambiare tra collezionisti: ciel'ho-nonciel'ho... Che sognano, da grandi, d'essere montagne o imitano il mare quando ribolle di schiuma. Nuvole vestite di pioggia o investite di sole che, zigzagando, cerca: vuole la più bella. E quando l'incontra è un incanto d'incendio. Nuvole nel cielo come pensieri nella testa: passano, non bisogna...

L'accendiamo?

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Dovremmo prestare più attenzione agli accendini. Essi la sanno lunga. Per esempio: casa mia ne è invasa, eppure io mai comprato uno. Dove guardo guardo ne trovo: solitari, a coppie, a gruppi di 4 o 5. A volte li riunisco dividendoli per forma, colore, marca e dimensioni, ma immancabilmente tornano a mescolarsi, tipo carte da gioco. Come? Mistero. Così come quando ne ho bisogno. È allora, che, in un bic, si smaterializzano, cambiano dimensione, diventano invisibili, si nascondono, esplodono (li temo quelli), non lo so, fatto sta che, dove sono sono, manco l'ombra. E mi tocca mettere a ferro e fuoco (...) la casa. Ma ecco che, appena ne scovo uno, anche gli altri si palesano nei posti che: "cazzo, son sicura che, prima, lì ho guardato!" Ho sempre sospettato vivessero di vita propria: già quando avevo una vita sociale succedeva di uscir di casa con 3 accendini: un bic rosso piccolo, uno bianco tondo con disegni, uno arancione trasparente, e tornare con quello bia...

Ammazzare il tempo

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  Ciao. Scusate… ho perso tempo ed ora vo’ cercandolo. Per caso è passato di qui Presente? Come? È qui giusto ora, ma non si ferma? Come mai? Non ha tempo? Ho capito… fugge: giusto l’attimo di realizzarne la presenza, e già svanisce. Allora, magari, è presente Futuro... no? Non c’è ancora? Sicuri non sia già passato? E se non arrivasse mai? E se, con l’aiuto di Presente, avesse costruito or ora una macchina del tempo per viaggiare verso Passato e ad esso ricongiungersi in chissà quale luog ops… tempo remoto? Sì, come in quell’affascinante teoria secondo cui l’Universo è non-locale: tutto avverrebbe in un unico punto, in cui Passato, Presente e Futuro coesistono. Insomma un’unione di fatti, in un luogo senza fine né inizio… stile toogether always and forever. Ciò spiegherebbe perché, continuano a succedermi le stesse cose&persone, pur cambiando cose&persone. Tradotto: la mia vita è s...

Teste di ca...

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Gran bella cosa le opinioni. Soprattutto per chi, di questi (buissimi) tempi è riuscito a trasformarle in una professione. Eh sì... opinionisti a perdita d'occhio (ma mai di favella), colmi di pareri da elargire "gratis"et amore (...). Ed è, forse, perché è diventato un lavoro che la gente si sente non solo in diritto, ma anche, sembrerebbe, in dovere di esprimere il proprio pensiero su tutto&tutti. La cosa più divertente da osservare è che, essendo per lo più quasi tutti laureati all'Università della Saccenza, con specializzazione in internettologia e, in alcuni casi, master in tuttologia, persone che la pensano in maniera diametralmente opposta tra di loro, si combattono al suono delle stesse, identiche citazioni colte. Pazzesco. Ma forse neppure troppo: così come il calabrone vola perché non sa di non poterlo fare, almeno secondo le attuali leggi della fisicah, parimenti l'opinionista a tutti i costi, comunica al mondo qualunque cosa gli passi per la mente,...

Fatti in là!

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  Affinché il motore della vita giri bene ci vuole tanto olio di gomito… il mio dev’essere esausto. Per forza: a fatica sopravvivo alla fatica di prepararmi un caffè. Anche perché sopraggiunge subito dopo la difficoltà di scender dal sonno a sogno ancora in corsa. Ragioniamo: se la fatica mina la vita, la vitamina non basta: io son sotto Supradyn e, v’assicuro, mi sembra d’esser sotto un treno! Forse “ci vuole un altra viiiiiiiitaaaaaaaa”, come canta Battiato: na na na na na na na, na na na na na na na… No: posso averne pure 10, 1000, 100.000 o 1.000.000.000: le vivrei tutte uguali e, alla fine, sarei solo più stanca… se già per una, sono esaurita! Se è vera la storia della reincarnazione, forse sto vivendo le fatiche di chissà quante me. Altro che Ercole... ed è probabile che l’eco di questa ancestrale spossatezza possa esser giunta, di vita in vita, fino a quella attuale… solo il pens...

Quest'anno non lavoro -part. 2-

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  M'affanno  se penso che non lavoro quest'anno (part.2). M'impongo tabelle di marcia forzata e piani di lavoro che s'inclinano sotto il peso di pensieri grevi d'ansie, e scivolo... scivolo più giù. Che dite? Sono grave?! Sì, cioè no, sono UN grave, e come tale cado di moto rettilineo uniforme. Pensare che io le odio le uniformi (eccezzion fatta per quelle scolastiche, stile cartone giapu anni 80/90. Quelle mi piacciono). Ma torniamo a noi: sono lì, stesa faccia a terra sul fondo d'un vuoto senza forme, vittima di una guerra intestina che mi lacera, cervello al macero nel sangue dei pensieri, oggi più cupi di ieri, accendo un cero. Un coro di voci nella testa: "ma ti sei chiesta se non fosse una follia 'sta cosa della poesia, ormai sei grande, suvvia..."  "No, ma È UN LAVORO, davvero, lo giuro: devo scrivere il blog, creare post, postare fot... ttutissima tecnologia! Ma cos'è? Ma basta!! Dovrei passeggiare nei boschi (senza cadere), scrive...

Bene, immobile

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  Immersa in un immenso stare d’un mondo di niente da fare. Mi agito se cogito, ma immobile resto: non è troppo tardi né presto. Tenìa que hacer…? Ah sì, me acuerdo…recuerdo...bo! e un attimo dopo mi perdo. Bien, despues lo... Oh ragaaah, come si dice lo faccio in spagnolo? lo hacio? Lo hago? Lo hazo? Comunque sia, ahora no… Ahora col cazo! P.s. Comprate il libro così la smetto di scassare! 

Scusa se non ti chiamo

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  Ho un problema con i nomi propri di persona: non riesco proprio ad usarli. Non importa quanto corti siano: io ci provo, mi sforzo, li chiamo persin per nome, ma niente. Ce li ho lì, sulla punta della lingua, pronti a spiccare il grande salto, ma immancabilmente fan dietro front, e non c’è verso di cavarmeli di bocca. Quindi, se devo chiamare qualcuno, me ne esco con: “Senti...” o peggio: “Ehi...” Diverso è se, all’interessato, è stato appioppato un soprannome: quello, anche in caso non sia dei più eleganti, supera sempre la selezione all’uscita. Basta una sola lettera in piùo in meno o diversarispetto al nome vero: “Ely” no, “Nely” si, per esempio. E non importa nemmeno se il nome mi piace o no. Basti pensare a Malù, nome che ho scelto per la mia gatta e,che all’occorrenza diventa Malla, Mallona, Marrana, Marruni, Maremma e Bes-cia grama. E quello di mia figlia subisce la stessa sorte. Solo che nel suo caso mi sbizzarrisco. Per esempio nel peri...

Chef-fatica

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Cucinare, per me, è una guerra. M'afferra ognor lo sgomento nell'atto di dispormi, armi alla mano, in quel campo di battaglia conosciuto comunemente col nome di cucina. Pasto dopo pasto, so ch'è necessario affronti svariati nemici, e su più fronti. Il primo attacco  alla mia persona viene sferrrato dalla padella, dardeggiante d'olio  ardente, che mi lacera fino alle budella. Poi è la volta del forno che spalanca le sue fauci roventi: sembra l'entrata dell'Ade, ma dov'è Caronte? che io c'ho paura a levar le carote... questo digrigna i denti, fa resistenza... e immancabilmente mi marchia fuoco senza clemenza.  Sobbalzo all'indietro già dolorante, barcollo qualche passo per lo stordimento, quando la gamba del tavolo, strategicamente posizionata sempre allo stesso posto, carica il mio dito mignolo esclusivamente calzato di vera pelle (la mia), facendomi perdere l'equilibrio. Ma tranquilli: riesco a non cadere e a salvare pure (quasi tutte) le carote....

Cor-aggio

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 Ogni volta che la Vita ti mette di fronte ad una sfig... ops, sfida, data l'apparente dualità dell'Universo, appunto due sono le soluzioni adottabili: scappare o combattere. Ebbene io scappo. Scappo e mi nascondo. E mi nascondo talmente bene da non ritrovarmi più. È che il nascondiglio che ho scelto è così buio... non si vede nulla, mi ci son persa... e poi è così rassicurante... non vedo perché lasciarlo. Anzi, quasi quasi mi metto a dormire: ci son giusto degli allori, lì. E sto quasi per addormentarmi, quando: "Loiiiis... Loooiiiis... oh Lois...ma'ndo cazzo sta oh?" Oddio... chi sarà... mi sto zitta-zitta, blu di paura: non so chi mi stia cercando e, in ogni caso, non voglio essere trovata. Eppure questa voce ha un non so che di famigliare, quasi rassicurante. Forse varrebbe la pena di ascoltare cosa dice, di capire: "chi sei? Cosa vuoi da me?" "Sono te!".  "Magari fossi me! Ma purtroppo no: io sono me. Comunque non ti ho mai visto, no...

Non sono brava con le porte

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 "Mal di denti, mal d'amore"... ok, senti: a te il primo a me il secondo, che io c'ho già l'appendicite, milioni di ferite... Entonces, que pasa? Nada: devo accettare che mi piace, lasciarmi dilaniare dal primo che passa. Ricordi? La prima volta fui io ad aprirti. All'inizio ci riuscivo disinvolta. Poi, stolta, intrapresi una lite con quella porta. Mi dicevo: "hai tempo, che importa?", dunque con pazienza, e anche molta: chiave in mano-chiave nella toppa-girata-non gira-s'inceppa-tolta-rimessa capovolta-ritolta-ritorta-ma porca-vacca-porta! La odiavo quella chiave: sognavo di vederla morta, o per lo meno storta nella serratura (vera colpevole della seccatura) di quella bastardissima porta difettosa... schifosa! Che ogniqualvolta mi lasciava stravolta. Ed è così che, sconvolta, quasi sciolta dal sole e semi-sepolta dalla polvere, mi accingevo a bestemmia aperta di fronte alla porta chiusa, ad annunciare, a mo' di campanello: "c'è Lois...