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Rosa Natale

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Qualcuno, anni fa, cantò: "Sarà tre volte Natale..." e mi sa che ci aveva preso, perché, non so voi, ma io ho l'impressione che, un po' come per il 730, sia sempre ora di Natale. Sarà che sono povera di spirito (natalizio)... O forse, a infastidirmi, è l'imperante maschilismo che permea tutto, anche questa festività/incombenza. Basti pensare all'enorme importanza che riveste la figura di Babbo Natale rispetto a quella della Befana. Prendiamo, ad esempio, l'outfit: avvolto in un caldo ed elegante abito rosso l'uno, in abiti logori e poco adatti alle temperature invernali l'altra. E i mezzi di trasporto? Una signorile e comoda slitta trainata da renne per Babbo,  una spartana scopa non certo adatta alla tarda età (e ad eventuali emorroidi) per la Befana. Inoltre, diciamocelo: prima di Natale le strade si riempiono di Babbi e dei loro "Ho ho ho", mentre prima dell'Epifania, di befane manco l'ombra. Insomma, assoluto prota...

A Natale puoi

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Se davvero il Natale fosse magico come dicono, io gli chiederei questa magia, questa soltanto: sparire. Perché è dal lontano 1998 (anno del mio diploma), che tal festività ha smesso di essere motivo di gioia per via delle 2 settimane di vacanza dalle lezioni. Da quando sono entrata nel mondo del lavoro e, sotto le feste natalizie, sono in "ferie" esclusivamente nei "giorni rossi", ecco che la ricorrenza ha perso tutto il suo charme. Vi lascio immaginare la felicità di scoprire che, quest'anno, il 25 cade (senza né rompersi, né farsi male mai) di Domenica (giorno in cui non lavorerei comunque). E, va da sé, pure il primo Gennaio. Insomma, una settimana come le altre. E niente: delusioni&amarezze sotto l'albero, per me. Con questo post, vorrei dunque lanciare un appello ai miei innumerevoli lettori, affinché mi rendano edotta sui sicuramente validi motivi per cui amano-adorano-attendono il Natale trepidanti. No, perché io, per capire, ho voluto...

A volte ritornano

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Dite la verità: quante volte, soprattutto a Natale, avete scartato un regalo non gradito, da scartare insomma, dunque da etichettare (a proposito: mai togliere subito le etichette!) come "riciclabile", che di 'sti tempi fa pure politically correct. Come quella volta che, sotto Natale, uno dei miei più cari amici di gioventù, pensò fosse giunto il momento di farmi visita dopo la nascita di Viola, in Agosto, prendendo così due piccioni con una fava e, soprattutto, cavandosela con un regalo invece di due. Teneva in mano, fiero, il classico cesto che si compra già fatto per il prozio verso cui non si nutre particolare affetto. Di quelli che, nelle feste, affollano gli uffici in entrata e in uscita e che, secondo me, sono sempre gli stessi: dal venditore al cliente, dal cliente al prozio, dal prozio al venditore da cui è partito, di cui lo zio è fornitore. Avete capito, no? Quelli con il Grand dessert - spumante dolce - che di grande c'è solo deserto che si crea qu...