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Impercettibile

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Perché non vieni a prendermi come facevi una vita fa? Un sabato sì ed uno no, uscendo dal portone, ti trovavo lì, contro il muro antistante la scuola, fermo ad aspettarmi. Certo, ora sono grande, anzi vecchia, il liceo è finito da un pezzo (a breve dovrò iscriverci Viola), ma io ho ancora bisogno di te. Che, quando ne combinavo una delle mie, tipo rimodellare l'aspetto della Lancia Y a suon di "na botta deqquà, una dellà" , dicevi: "Sta tranquila... Rangiuma tut!". Perché sai? Son piena di cose da aggiustare, a partire da me. Solo, credo, prima dovresti aiutarmi a raccogliere i cocci. Son sempre stata fragile. E la vita, raramente maneggia con cura i suoi figli. Ma negli ultimi tre anni il ritmo del mio sgretolamento ha aumentato i battiti. Potrei consolarmi nella speranza che gli spigoli di "ciò che resto" siano taglienti al punto da scoraggiare chiunque si avvicini. Ma non mi consola nemmeno più stare sola: da quando ci sguazzo, nel mio isolamento an...

La vita è una scala

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Nel video di yoga di 'sta mattina, l' insegnante invita a ripetere più volte, mentalmente, la seguente intenzione: "tutto ciò di cui necessito è già dentro di me". Ebbene, io ci ho provato. Dopo la lezione mi sono immaginata di discendere un'ipotetica scala (diroccata e pericolante) che avrebbe dovuto condurmi nei meandri di ciò che chiamo "me". In effetti qualcosa c'era: 1) ODIO declinato in tutte le sue forme, quali rancore, astio, livore, acredine, risentimento; 2) RABBIA e derivati, come ira, stizza, collera, bile; 3) TRISTEZZA in tutte le sue varianti, ossia amarezza, delusione, pesantezza, disperazione, depressione. I casi sono 3: o, per ciò di cui ho bisogno, c'era un ascensore che non ho visto, o devo cercare con maggiore attenzione, oppure ho veramente bisogno di siffatte, brutte cose. Bypassando il discorso ascensore, che, per restare in tema, odio, ho pensato di cercare più a fondo. Così ho continuato la discesa della scala...

Mi son rotta

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Sono rotta,  un rottame, la più rotta del reame,  giuro: chiedi al vecchio specchio  delle mie brame, infame!  Se non scrocchio,  o cigolo o intercetto lo spigolo del tavolo col mignolo,  maledetto! Ho il malocchio? Non so, però  male all'occhio,  quello ce l'ho...  No, ora no...  Anzi si, che se ci penso torna, e intenso, che tormento! Poi la schiena (c'è qualcuno che mi mena nottetempo?)  Da uno a cento faccio pena  cinquecento,  sacramento! Si, l'Estrema Unzione, no? Che di anni me ne sento centoventi,  deambulo un po' a stento,  assecondo i miei malanni (uno nuovo  al secondo).  Tipo quello all'orecchio,  se mi muovo  quello dietro al ginocchio.  Io abbondo: tra i mali non mi manca manco l'anca,  sono stanca: c'è il gomito,  c'è la spalla,  l'indomito polso destro che traballa,  ma non molla con 'sta foga dello yoga...  È che sfoga,  è salutar...

Dio gioca a dadi

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L'altro giorno guardavo un video di divulgazione matematica intitolato "Come funziona la probabilità?" . La preparitissima autrice del suddetto spiegava, servendosi del pratico esempio dei lanci del dado, che ogni lancio è indipendente dai precedenti, per cui ogni volta, ogni numero, ha la stessa probabilità di uscire rispetto agli altri. Tuttavia, se vi chiedessi quale numero avrà più probabilità di uscire dopo 6.000 lanci in cui il 6 non si è fatto vedere neanche una volta, voi probabilmente sareste portati a pensare che la seimilaunesima volta  dovrà per forza capitare il 6. Invece, come detto, esso ha esattamente le stesse probabilità di uscire degli altri, ossia una su sei. Dunque sembrerebbe impossibile fare previsioni sul singolo lancio. Eppure esiste una legge matematica "nascosta" detta "Distribuzione" che sembrerebbe dire ai dadi: "Fate un po' cosa volete, ma alla fine di tot lanci il 2 e il 6 dovranno essere usciti + o - lo stesso n...

Mali di stagione

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La tosse mi scuote  feroce,  mi svuota di forze,  m'arroca la voce.  Se non fò attenzione tossisco un polmone, espello  dal naso il cervello,  se soffio ancora.  Che bello...  Ma cola! Intanto  solletico  in gola,  torace graffiato,  a seguire: naso  tappato. Bestemmio per venti,  mi faccio i fumenti, 'chè se non respiro  mi tocca dormire seduta; 'na volta son pure  caduta,  che idiota! Comunque,  non fosse per questo mi piace la tosse,  eccome: scolpisce l'addome e poi, stando  al testo,  acuisce  l'acume,  un tale marciume,  rispetto alla media.  Tant'è che si dice: “Essere una marcia in più“... no?  O era "avere"? Bho!  P.s. Comprate il libro così la smetto di scassare! 

Rosa Natale

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Qualcuno, anni fa, cantò: "Sarà tre volte Natale..." e mi sa che ci aveva preso, perché, non so voi, ma io ho l'impressione che, un po' come per il 730, sia sempre ora di Natale. Sarà che sono povera di spirito (natalizio)... O forse, a infastidirmi, è l'imperante maschilismo che permea tutto, anche questa festività/incombenza. Basti pensare all'enorme importanza che riveste la figura di Babbo Natale rispetto a quella della Befana. Prendiamo, ad esempio, l'outfit: avvolto in un caldo ed elegante abito rosso l'uno, in abiti logori e poco adatti alle temperature invernali l'altra. E i mezzi di trasporto? Una signorile e comoda slitta trainata da renne per Babbo,  una spartana scopa non certo adatta alla tarda età (e ad eventuali emorroidi) per la Befana. Inoltre, diciamocelo: prima di Natale le strade si riempiono di Babbi e dei loro "Ho ho ho", mentre prima dell'Epifania, di befane manco l'ombra. Insomma, assoluto prota...

Aspettative

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Sono piena di aspettative. E non conta che vada blaterando a destra e a manca che non m'aspetto nulla di buono da niente e da nessuno, me compresa. In realtà, nel profondo, nutro speranze che andrebbero lasciate morire di fame, invece. Tipo quella di saper fare foto fighe (vedasi immagine allegata). Ed è dal seme della speranza che sboccia il fiore dell'aspettativa. Il quale, inevitabilmente, viene reciso dalla falce della disillusione, meglio conosciuta come delusione. E io sono piena di delusioni tipo la foto. Una per ogni aspettativa. Ad esempio ora mi aspetto che nevichi perché, in seguito alla prima nevicata di quest'inverno, ho scritto un post a tema, ma non ho avuto voglia di pubblicarlo, e certo non posso farlo adesso che s'è sciolto tutto. Ma non nevica. Infatti sto scrivendo questo. E m'aspetto, una volta postato, che voi lo leggiate. Dunque sarò delusa, perché qualora lo leggeste, io non lo saprei (sì, dietro questa affermazione si nasconde, n...

Mi ruga (es tu ruga)

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Di recente mi son guardata allo specchio sotto la luce naturale e inclemente che filtra in pieno giorno dalla finestra della cucina. E mi sono spaventata: il mio volto pare una vecchia cartina geografica stropicciata, coi fiumi disegnati dai solchi delle rughe nei quali scorrono copiose lacrime salate che, tristemente, si gettano in laghi di macchie della pelle e abissi marini di nere occhiaie. E niente: è difficile fissare negli occhi l'immagine che porto in giro per il mondo e che, sempre meno, assomiglia all'idea che ho di me, senza distogliere lo sguardo per correre ad infilarmi un sacchetto di carta sulla testa. Perché non voglio vedermi mai più. Eppure devo, se voglio accettare questo processo naturale che tutti accompagna fin dalla nascita. È necessario, dunque, ch'io impari ad amare ogni singolo segno del tempo, per quanto si tratti di brutti segni. E se per amarla, una cosa, devi conoscerla, per conoscerla sei costretto ad osservarla. Con occhio clinico...

L' a(i)uto

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L'auto è un bene mobile. Non la mia: essa si dà il caso appartenga all'altra categoria, quella dei mali mobili. Intanto, per come la tratto. Fa quasi tenerezza quel suo parabrezza zozzo in modo ignobile. Mi piacerebbe farvi credere che è una strategia, stile "vetro oscurato", affinché, dal "di fuori" lercio, non si possa scorgere l'ulteriore dissesto del "di dentro". Ma non sono brava ad arrampicarmi sui vetri fino a tal punto, tanto meno sui miei, sporchi come sono. Il fatto è che i tergicristalli non detergono. Il che è perfetto per l'effetto sorpresa: tu credi di salire sulla mia macchina, ma, quando apri la portiera, ti ritrovi nel bel mezzo d'un mercato. Cosa ti serve? Fogli? O forse cd, borse, ombrelli, maglie? O, ancora, oggetti perduti nella notte dei tempi, di cui nessuno più conosce l'utilizzo? E, a ben guardare, sotto i tappetini si possono trovare anche guai&disagi assortiti... Ma la cosa peggiore, tornan...

La fortuna è cieca

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Temo di avere un ego smisurato. Perché solo un' egocentrica coi fiocchi come me, può credere di rivestire un'importanza tale da indurre le forze dell' Universo ad unirsi contro di lei. In fondo mi capitano disavventure del tutto normali. Infatti è piuttosto comune decidere di cambiare i vecchi, stanchi, logori occhiali, recarsi dunque da un ottico che non nominerò (anche se andrebbe eliminato), scegliere una nuova montatura, tornare per il ritiro e il pagamento (380 €), rendersi conto che le nuove lenti sono insopportabili, riportarle in negozio per far sì che possano essere sostituite, aspettare di nuovo, ri-ritornare, constatare che, anche rifatte, le nuove lenti danno fastidio, provare a ridurre le dimensioni delle suddette scegliendo una nuova montatura (aggiungendo i 20€ della differenza tra quella scelta in prima battuta e la seconda), riconstatare che, nemmeno così il problema si è risolto, consultare altri 2 ottici per venirne a capo, non venirne a capo,...

A Natale puoi

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Se davvero il Natale fosse magico come dicono, io gli chiederei questa magia, questa soltanto: sparire. Perché è dal lontano 1998 (anno del mio diploma), che tal festività ha smesso di essere motivo di gioia per via delle 2 settimane di vacanza dalle lezioni. Da quando sono entrata nel mondo del lavoro e, sotto le feste natalizie, sono in "ferie" esclusivamente nei "giorni rossi", ecco che la ricorrenza ha perso tutto il suo charme. Vi lascio immaginare la felicità di scoprire che, quest'anno, il 25 cade (senza né rompersi, né farsi male mai) di Domenica (giorno in cui non lavorerei comunque). E, va da sé, pure il primo Gennaio. Insomma, una settimana come le altre. E niente: delusioni&amarezze sotto l'albero, per me. Con questo post, vorrei dunque lanciare un appello ai miei innumerevoli lettori, affinché mi rendano edotta sui sicuramente validi motivi per cui amano-adorano-attendono il Natale trepidanti. No, perché io, per capire, ho voluto...

Voce del verbo gattara - part 2 -

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Grat-gratta la gatta dinnanzi la porta: la vuole aperta. Maliarda mi guarda: miliardi le volte  che m'alzo a pie' scalzo e poi non esce.  Come adesso... fa lo stesso.  Disinvolta, con un balzo,  va alla ciotola del pesce: lo rimbalza (è un avanzo). Pazienza, sta senza, 'ché botola... To'... rotola. Poi si lava (ma che brava!) e senza fretta zampetta alla porta un'altra volta.  Grat-gratta (che matta!), ma non cedo,  fingo, anzi: "non ti vedo". Ma attacca col sonoro L' ignoro.  Vigliacca: vuol m' alzi  di nuovo per niente. Non mi muovo,  ma insistente è il miagolio. Mi commuovo,  chiamo Viola,  non mi sente, m' alzo io,  "omioddio quant'è freddo  il pavimento, termo spento". Apro e aspetto,  come non detto...  Mi guarda, bastarda, sta un po' lì, miagola,  poi va a fare la pipì (ci va 300 volte al dì) e ogni volta che scava nella sabbia (che rabbia!) ne butta dappertutto: "Ho la schiava, ne approfi...

Quanti pezzi di me (cantatela sulle note di Levante)

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  Ecco, oh mio Dio, al solito un fottìo, le evito ma so che ne calpesterò, ma dove vo'? Vo' da l’Idea; ma dove vo'? È domenica. Capisci tu, che non se ne può più, svilupperò di certo a breve un’allergia, come si fa? sempre così; come si fa? Ma guarda lì… Un giorno qualunque si ricorderan che vanno buttate dentro il cestinooooo... RIT.: Quanti pezzi di me, dappertutto ce n’è, quanti pezzi de me bleah-ah-ah-ah-ah (2 volte). Fortuna si, si pensa sia così, ma io sinceramente dico “anche no!” Alano no? Sì sì ce l'ha, e questa qua? Di un boxerin… secondo me benissimo non sta, ‘na visita da Bo gliela consiglierei: è d’un color così-così, boxer, ok, ma il pannolin? Un giorno qualunque si ricorderan di andarsene in giro col sacchettinooooo... RIT.: Quanti pezzi di me, dappertutto ce n’è, quanti pezzi de me bleah-ah-ah-ah-ah (2 volte). Scivola come esser sul sapone lo giuro, me lo sento: adesso cado qua, ne va del mio charme e non mi va...

La settimana tranne martedì e mercoledì

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  Il Lunedì è una montagna da scalare, ed io son sempre stata più incline al mare. Ma la cosa peggiore è che esiste la Domenica. Immagino che la gente normale trascorra il giorno di festa per eccellenza godendosi il meritato riposo. Ebbene, io no! A me piace trascorrerla nutrendo il magone per la fine del fine settimana e conseguente impellenza del Lunedì. Che palle! Va già bene che soffro di una sindrome da "Sabato del villaggio" così marcata che comincio a risorgere di Giovedì, ossia il giorno prima del giorno prima dei giorni di festa. Peccato che 'sta famosa "smana di tre giobia" non mi sia mai capitata: coinciderebbe di sicuro con quella in cui il Lunedì non mi sveglio incazzata! Fatto sta che di Giovedì mi son sempre sentita come la donzelletta che, dalla campagna, si sposterà nel week end in città con la sua erba, tutta in ghingheri per le notti danzanti di Torino. Poi sopraggiungono Venerdì e Sabato, in cui invece vesto i panni della vecchiaz...

Grazie

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È grazie al cielo se sono viva.  Ed alle nuvole se ricordo che sono passeggera,  quando scordo d'esser leggera.  Le volte in cui scorgo fugaci forme,  che in silenzio scorrono,  o con borbottio sordo,  risorgo a nuova vita.  E mi accorgo che il maestoso cielo è maestro: imperturbabile seppur di fronte alle peggiori  perturbazioni.  Dunque  ad esso assurgo  con animo sollevato. P.s. Comprate il libro così la smetto di scassare! 

Esami

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Ho sempre odiato gli esami. E in questi giorni di ripetizioni a mia cugina, che deve sostenere a breve quello di latino, ho rimembrato perché. Etimologicamente il termine significa "ago della bilancia" e deriva dal verbo exigere che si traduce con "pesare". Appunto: conoscete una donna cui piacciano bilance&pesi? A parte gli scherzi, ho davvero un problema con le famigerate prove finali. Prendiamo, per esempio, l'esame di 5° elementare, interrogazione di matematica: "di quanti lati è composta la figura geometrica con meno angoli?" "Ehmmmquattro?" "Sei sicura? Pensaci bene..." "Due-ehm?" "Dai che ci sei quasi..." e invece panico, lacrime, scena muta. Però Renato Zero si ispirò a me quando scrisse il testo de "Il triangolo no". E son comunque soddisfazioni. All'esame di 3° media, invece, pensai di esordire direttamente piangendo per evitare che le mie parole potessero essere usate cont...

La gita

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Viola è in gita. Cazzo, sembra ieri che ci andavo io. Come dimenticare la volta in cui, a Roma, la mia compagna E.C. ed io ci perdemmo in San Pietro. Come non rivivere quegli attimi di panico da teenager imbranato anni '90 mai uscito dal Roero, che si perde a Canale e si trova smarrito nella capitale senza smartphone e GPS. Un panico ottenebrante che ci impedì di realizzare che avevamo la possibilità di approfittare d' un' inaspettata libertà per farci i cazzi nostri, e di far passare, inoltre, un brutto quarto d'ora ai prof. responsabili di noi minorenni, vendicandoci di tutte le angherie subite in classe.  Come non ricordare la gita ad Atene, il primo volo. La mattina in cui partii da Montà pensai bene di litigare duro con mia madre durante il tragitto verso Alba, forte della certezza che per 5/6 giorni non l'avrei rivista. Intanto la cometa Hale Bopp solcava il cielo di quell'alba del 1998. Salii sul pullman che mi avrebbe portato a Milano senza pensi...

Chi non dorme

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Non c'è nulla al mondo che mi procuri più gioia del dormire. L'ho sempre messo alla cima, nella scala dei miei bisogni personali, così da trovarlo subito senza buttare tutto in aria. E, fin da piccola, ho sempre dormito della grossa. Praticamente, uno dei principali motivi per cui mi sbrando al mattino, dopo gli improperi di rito, è che so che nel giro di "poche" ore tornerò a dormire. Durante la giornata mi ritrovo spesso a farlo in piedi. Alcune volte dormo pure sugli allori. Come dite? Non ho ancora conseguito risultati tali da permettermi di rimanere, inoperosa, a godermeli? E allora? Io sono così avanti che prima mi adagio, poi dormo e solo dopo otterrò il mio meritato successo. Adagio adagio, non c'è fretta. Tuttavia, ultimamente, mi par di dormir sui chiodi, dacchè ho preso a svegliarmi nel cuore della notte. Per nessun motivo particolare. E sempre alla stessa ora: 03:30. A quel punto non c'è verso (e dire che son poetessa) di riaddormentars...

L'oblò

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Non pensavo fosse così illuminante e introspettivo osservare la lavatrice in funzione. No, non sono impazzita all'improvviso: il mio, è un processo d'insanità mentale in corso da tempo: lento, graduale, ma costante. Fatto sta che, prima, me ne stavo lì, nel bagno, a fissare l'oblò della lavatrice, quando, cullata dal ronzio e dal movimento circolare degli indumenti, vengo colta da un caldo oblio. Sospesa in una sorta di quiete meditativa, in cui il mormorio del motorino si accorda perfettamente con l'om che mi vibra nella gola, inaspettatamente scorgo, col terzo occhio (miope anche lui), un calzino nero in mezzo ad un mucchio di vestiti bianchi. Incastrato in un umido, candido e vorticoso abbraccio, non sembra risentire in alcun modo del suo status di minoranza derivante dal suo diverso colore di "pelle". Pare, invece, godersela come il tondo nero nella metà bianca del simbolo Yin yang. A tratti, l'insieme rotante, assume le sembianze delle gal...

I nonni

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  I nonni sono i papà e le mamme delle mamme e dei papà. Sono un dono lucenti fiamme, grazie a loro se siamo qua. I nonni hanno mani grandi e cuori anche di più; la vita sanno: se gli domandi, la impari un po' anche tu. Nonni stanze, per noi, per sempre aperte, rifugio nelle avversità; con dita stanche rimboccan le coperte, consigliano la via: “è di là!”. Nonni radici, legami col passato, semi che hanno dato buoni frutti; nostre matrici, chi li ha è fortunato, ed io che non ne ho più… vi scelgo tutti.   P.s. Comprate il libro così la smetto di scassare!