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Male or female ovvero quando ero piccola

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Quando ero piccola mia madre mi tagliava sempre i capelli corti con la scusa del sudore. E dato che, all'epoca, i tagli corti femminili non erano contemplati da parrucchiere alcuno, va da sé che io assomigliassi ad un maschio. Nonostante dentro di me si consumasse una tragedia (dal mio punto di vista essere considerata maschio equivaleva ad essere brutta), non ho mai parlato a mia madre del problema, ma l'ho sempre gestito da sola. Ricordo che, al mare, stufa di vedere lo stupore dipingersi sul volto dei bambini sconosciuti alla mia esclamazione: "Ciao, mi chiamo Luisa...", avevo preso a rispondere "Marco" o "Andrea" alla domanda: "Come ti chiami?". Meglio rinnegare il proprio essere, che scorgere negli occhi di un bimbo sconosciuto lo stupore per un nome che mal si adattava al mio aspetto. Il problema, rientrato negli anni successivi grazie alla crescita dei capelli prima e delle tette poi, si è ripresentato tale e quale negl...

Bicchiere mezzo pieno bicchiere mezzo vuoto

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Ho sempre pensato (e di conseguenza sostenuto) che tutti i lavori siano egualmente dignitosi e che ciò che nobilita non è la professione in sè, ma la dedizione e l'impegno con cui la si svolge. Per intenderci: meglio l'ultimo degli sguatteri che adempie alle sue mansioni al meglio, che un docente universitario lavativo. Tuttavia, da quando la vita mi ha condotto al lavoro di bidella, considerato a tutti gli effetti umile rispetto ad altri definibili prestigiosi, ebbene questo mio modo di pensare vacilla. Detto in parole povere: sento di aver buttato la mia vita e vorrei la possibilità di tornare indietro nel tempo per poter effettuare le scelte giuste e riuscire a "fare di più". Perchè io so che ne avrei avute le possibilità e le capacità. Che tristezza infinita. Per fortuna le scuole pullulano di esseri dalle dimensioni ridotte che, oltre a correre, spintonarsi, sbattere porte, schiamazzare, ridere per niente e per tutto e sporcare in maniera inverosimile...

La vita è un film

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La teoria della relatività di Einstein ha cambiato l'idea di spazio, ma soprattutto quella di tempo. Essendo un tutt'uno con lo spazio, il tempo si comporterebbe come lui: se ogni attimo di spazio esiste ed è reale ovunque, se ne deduce che, parimenti, ogni istante di tempo debba in qualche modo esistere ed essere reale, inclusi passato e futuro. Fu sempre Einstein a scrivere, in una lettera dell '55, che la distinzione tra passato, presente e futuro non è altro che il frutto di un'illusione persistente. Insomma: passato, presente e futuro non sono separati, e passato e futuro sono altrettanto reali rispetto al presente. Lo so: è molto controintuitivo, ma è così, e non solo stando alla relatività. È un po' come una pellicola sulla quale sia stato registrato l'intero film: c'è già tutto ma un solo fotogramma alla volta viene illuminato dalla luce del proiettore. Quelli venuti prima e quelli che verranno non sono più/ancora visibili, ma non per que...

Il senso della vita

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Chi dice che i bambini sono filosofi naturali ha ragione. Questa settimana, durante l'intervallo, una bimba di quinta, solitamente molto esuberante e chiacchierona, se ne stava tutta sola, stranamente pensierosa e silenziosa. Alla mia domanda: "Sei in fase riflessiva?" mi ha risposto che sì, effettivamente lo era:  "Sto pensando ad una cosa strana: il senso della vita...". Invece di farmi i cazzi miei o rispondere con qualche frase di circostanza tipo: "Mamma mia che pensieri profondi per una bambina della tua età!", mi sono sentita in dovere di tentare una risposta alla sua domanda implicita, risposta che, per fortuna, non è stata: "La vita non ha palesemente alcun senso, è tutto assurdamente sbagliato, che schifo, vaffanculo al mondo!". Le ho detto invece: "Credo che il senso della vita sia cercare di scoprire chi siamo davvero... proprio com'era scritto sulla porta del tempio di Delfi: conosci te stesso". Per fort...

Le mancava solo la parola

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Non l'ho neanche salutata. L'ho consegnata nelle mani dei suoi assassini e l'ho lasciata lì. Non l'ho neanche ringraziata. Ne ho consegnato i documenti e me ne sono andata via. Non le ho neanche chiesto scusa. Le ho scattato una foto e nemmeno di noi due insieme. Una brutta foto di lei lì, da sola, mogia nonostante esibisca il suo lato migliore. Secondo me se lo sentiva che stavo per abbandonarla. E così ho fatto. Il giorno dopo, preda di atroci sensi di colpa, ho pensato di tornare sui miei passi, se non per riprendermela, almeno per rimediare ai/lle mancati/e saluti, ringraziamenti e scuse. Ma ovviamente non ho potuto: era troppo tardi per i ripensamenti. Senza di lei non riesco più a fare niente. Oh se potessi rivederla... Di certo le direi che non è affatto colpa sua se l'ho abbandonata e le assicurerei che le ho voluto bene, gliene voglio e sempre gliene vorrò. La ringrazierei per avermi sopportato, per esserci sempre stata e per avermi fatto preocc...

Idiocracy

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Sarà vero che il livello del Q.I. delle persone è in caduta libera? È possibile che, nonostante la tecnologia sia sempre più smart, noi siamo sempre più stupidi? Si. Secondo un recente studio condotto in Norvegia da Brent Bratsberg ed Ole Rogeberg del Centro Studi Economici, dal 1975 si sarebbe invertito l'"effetto Flynn", che prevedeva una crescita della nostra intelligenza stimata intorno allo 0,3% annuo, per cui da allora sarebbe cominciata una progressione contraria tale per cui, ad oggi, ci troveremmo con 7 punti in meno rispetto a mezzo secolo fa. Ok. Ma perché? Una delle teorie, per altro illustrata anche nell' esilarante film che da il titolo a questo mio post, sostiene che la colpa di tale inversione di tendenza sarebbe da imputarsi al fatto che, mentre le persone maggiormente intelligenti figliano poco o non figliano affatto, gli stupidi, invece, si riproducono a spron battuto. Questo significherebbe che, nel giro di qualche centinaio di anni, il...

Era mio padre

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Mio padre ha sempre amato dormire. Non si levava certo al canto del gallo e nonostante ciò, dopo pranzo, aveva proprio bisogno di un pisolino. Pisolino per il quale doveva accontentarsi del divano, dal momento che mia madre mai gli avrebbe concesso il letto rifatto. Va detto che il divano non doveva necessariamente essere il nostro: andavano bene anche quelli dei parenti presso cui trascorrevano le feste comandate o quelli dei parenti che vivono lontani, dai quali si recava per consegnare l'olio. Come i bambini: mangiava e dormiva. E per non smentirsi, anche nel suo letto di morte sembrava dormire. D'altronde tra i tanti appellativi della morte vi è pure "sonno eterno": sarai dunque contento di sonnecchiare, finalmente, senza mamma che ti sbranda ad una certa ora. Invece a noi manca la tua sagoma distesa su quel divano troppo corto che ti faceva sembrare un gigante. Un gigante buono. Mio padre, anche da sveglio, ha sempre parlato poco in famiglia. Ma come ...