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Compleanni

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Sedici anni fa a quest'ora ero stravolta. Non soltanto per il parto che, di per sé, è stato molto impegnativo (a differenza di ora, non smaniavi per uscire...), ma anche perché una volta in camera con te (saranno state le 03:00 di notte immagino), non ho saputo approfittare del tuo beato sonno di neonata per riposare anche io. Invece ho preferito trascorrere la notte in bianco rimirandoti sonnecchiare e piangendo per l'emozione più intensa dell'intera mia inutile esistenza: l'aver evidentemente e sorprendentemente saputo compiere il miracolo della vita. E che miracolo. In gravidanza mi si diceva fossi piccola. E se consideriamo che tuo padre ed io siamo brutti è normale che le prime cose che ho pensato quando ti hanno adagiata sul mio ventre siano state: 1) "Mamma mia che grossa!" e: 2) "Wow che bella!". Fatto sta che il mattino seguente, quando è giunta l'ora delle visite di parenti ed amici, io non riuscivo a tenere gli occhi aperti...

Essere bidella

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Essere bidella non significa soltanto aprire la porta, pulire i bagni, spazzare le aule etc... Essere bidella vuol dire sentirsi responsabile di ciascuno dei bambini che decidono di affidarsi a te accordandoti la loro confidenza. Perché non tutti lo fanno, è ovvio: c'è sempre chi se ne sta sulle sue. Coloro che invece lo fanno, sono quelli che in bagno ti raccontano i loro piccoli problemi e le grandi ansie, ti affidano i sogni e le speranze, ti confidano segreti e paure. Sono quelli che necessitano di comprensione e di consigli, di consolazione ed incoraggiamento, di rassicurazione e di un abbraccio. Sono quelli che vogliono essere visti ed ascoltati. Ma sono anche quelli che nell'intervallo ti mostrano giochini e creazioni artistiche, ai loro occhi preziose come il più inestimabile dei tesori e di cui, non di rado ti fanno graditissimo dono. Perché i regali dei bambini non hanno prezzo, esattamente come loro. I bambini che decidono di affidarsi a te sono quelli ch...

Diagnosi

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Essendoci dentro da anni almeno con una scarpa, mi sento alfin obbligata a documentarmi sulla strana condizione fisica chiamata "menopausa", termine che, dal greco, significa "cessazione della mese". Ossia del ciclo mestruale. In questa fase biologica le ovaie smettono di produrre ovuli e calano ormoni quali estrogeni e progesterone. Nello specifico, io sto transitando nel periodo della "perimenopausa" che si manifesta dai due agli otto anni prima dell'ultima mestruazione. Ed è proprio in questa fase che si sviluppano i primi sintomi. Eccezion fatta per le vampate di calore (che mi interesserebbero, dato che son quella che a maggio viaggia ancora col piumino in mezzo alle maniche corte e sarebbe disposta, di fronte ad un osservatore che si chiede chi sia il più coglione, ad ammettere tranquillamente: "Sono io!"), potrei sviluppare: 1) disturbi del sonno. Effettivamente fino a 40 anni mi addormentavo letteralmente anche in piedi. A...

Ogni scarrafone...

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Ieri ero a spasso con mia madre. Costeggiando un prato, incrocio, ad un certo punto, la traiettoria di una piccola "boia panatera". Non che io me ne intenda particolarmente, ma non era di quelle che fanno schifo: somigliava sostanzialmente ad una coccinella, solo molto più grande e di colore nero. Dato che il piccolo, simpatico ed indifeso insetto stava pericolosamente dirigendosi verso il centro della strada io, che non ho MAI pensieri tragico-catastrofici l'ho prontamente immaginato schiacciato dalle ruote di qualche cattivissimo mezzo di trasporto. Ed è per questo che ho pensato bene di intervenire. Deus ex machina, ho strappato una foglia e, a fatica (si fingeva morto), ho tentato di farcelo salire per poterlo agilmente trasportare in volo dall'altro lato della strada. A quel punto sono "atterrata" su d'un muretto che costeggia un giardino. Qui lui é sceso e con poche, veloci e frastornate (per il jet leg) zampettate è sparito dall'al...

Male or female ovvero quando ero piccola

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Quando ero piccola mia madre mi tagliava sempre i capelli corti con la scusa del sudore. E dato che, all'epoca, i tagli corti femminili non erano contemplati da parrucchiere alcuno, va da sé che io assomigliassi ad un maschio. Nonostante dentro di me si consumasse una tragedia (dal mio punto di vista essere considerata maschio equivaleva ad essere brutta), non ho mai parlato a mia madre del problema, ma l'ho sempre gestito da sola. Ricordo che, al mare, stufa di vedere lo stupore dipingersi sul volto dei bambini sconosciuti alla mia esclamazione: "Ciao, mi chiamo Luisa...", avevo preso a rispondere "Marco" o "Andrea" alla domanda: "Come ti chiami?". Meglio rinnegare il proprio essere, che scorgere negli occhi di un bimbo sconosciuto lo stupore per un nome che mal si adattava al mio aspetto. Il problema, rientrato negli anni successivi grazie alla crescita dei capelli prima e delle tette poi, si è ripresentato tale e quale negl...

Bicchiere mezzo pieno bicchiere mezzo vuoto

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Ho sempre pensato (e di conseguenza sostenuto) che tutti i lavori siano egualmente dignitosi e che ciò che nobilita non è la professione in sè, ma la dedizione e l'impegno con cui la si svolge. Per intenderci: meglio l'ultimo degli sguatteri che adempie alle sue mansioni al meglio, che un docente universitario lavativo. Tuttavia, da quando la vita mi ha condotto al lavoro di bidella, considerato a tutti gli effetti umile rispetto ad altri definibili prestigiosi, ebbene questo mio modo di pensare vacilla. Detto in parole povere: sento di aver buttato la mia vita e vorrei la possibilità di tornare indietro nel tempo per poter effettuare le scelte giuste e riuscire a "fare di più". Perchè io so che ne avrei avute le possibilità e le capacità. Che tristezza infinita. Per fortuna le scuole pullulano di esseri dalle dimensioni ridotte che, oltre a correre, spintonarsi, sbattere porte, schiamazzare, ridere per niente e per tutto e sporcare in maniera inverosimile...

La vita è un film

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La teoria della relatività di Einstein ha cambiato l'idea di spazio, ma soprattutto quella di tempo. Essendo un tutt'uno con lo spazio, il tempo si comporterebbe come lui: se ogni attimo di spazio esiste ed è reale ovunque, se ne deduce che, parimenti, ogni istante di tempo debba in qualche modo esistere ed essere reale, inclusi passato e futuro. Fu sempre Einstein a scrivere, in una lettera dell '55, che la distinzione tra passato, presente e futuro non è altro che il frutto di un'illusione persistente. Insomma: passato, presente e futuro non sono separati, e passato e futuro sono altrettanto reali rispetto al presente. Lo so: è molto controintuitivo, ma è così, e non solo stando alla relatività. È un po' come una pellicola sulla quale sia stato registrato l'intero film: c'è già tutto ma un solo fotogramma alla volta viene illuminato dalla luce del proiettore. Quelli venuti prima e quelli che verranno non sono più/ancora visibili, ma non per que...

Il senso della vita

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Chi dice che i bambini sono filosofi naturali ha ragione. Questa settimana, durante l'intervallo, una bimba di quinta, solitamente molto esuberante e chiacchierona, se ne stava tutta sola, stranamente pensierosa e silenziosa. Alla mia domanda: "Sei in fase riflessiva?" mi ha risposto che sì, effettivamente lo era:  "Sto pensando ad una cosa strana: il senso della vita...". Invece di farmi i cazzi miei o rispondere con qualche frase di circostanza tipo: "Mamma mia che pensieri profondi per una bambina della tua età!", mi sono sentita in dovere di tentare una risposta alla sua domanda implicita, risposta che, per fortuna, non è stata: "La vita non ha palesemente alcun senso, è tutto assurdamente sbagliato, che schifo, vaffanculo al mondo!". Le ho detto invece: "Credo che il senso della vita sia cercare di scoprire chi siamo davvero... proprio com'era scritto sulla porta del tempio di Delfi: conosci te stesso". Per fort...

Le mancava solo la parola

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Non l'ho neanche salutata. L'ho consegnata nelle mani dei suoi assassini e l'ho lasciata lì. Non l'ho neanche ringraziata. Ne ho consegnato i documenti e me ne sono andata via. Non le ho neanche chiesto scusa. Le ho scattato una foto e nemmeno di noi due insieme. Una brutta foto di lei lì, da sola, mogia nonostante esibisca il suo lato migliore. Secondo me se lo sentiva che stavo per abbandonarla. E così ho fatto. Il giorno dopo, preda di atroci sensi di colpa, ho pensato di tornare sui miei passi, se non per riprendermela, almeno per rimediare ai/lle mancati/e saluti, ringraziamenti e scuse. Ma ovviamente non ho potuto: era troppo tardi per i ripensamenti. Senza di lei non riesco più a fare niente. Oh se potessi rivederla... Di certo le direi che non è affatto colpa sua se l'ho abbandonata e le assicurerei che le ho voluto bene, gliene voglio e sempre gliene vorrò. La ringrazierei per avermi sopportato, per esserci sempre stata e per avermi fatto preocc...

Idiocracy

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Sarà vero che il livello del Q.I. delle persone è in caduta libera? È possibile che, nonostante la tecnologia sia sempre più smart, noi siamo sempre più stupidi? Si. Secondo un recente studio condotto in Norvegia da Brent Bratsberg ed Ole Rogeberg del Centro Studi Economici, dal 1975 si sarebbe invertito l'"effetto Flynn", che prevedeva una crescita della nostra intelligenza stimata intorno allo 0,3% annuo, per cui da allora sarebbe cominciata una progressione contraria tale per cui, ad oggi, ci troveremmo con 7 punti in meno rispetto a mezzo secolo fa. Ok. Ma perché? Una delle teorie, per altro illustrata anche nell' esilarante film che da il titolo a questo mio post, sostiene che la colpa di tale inversione di tendenza sarebbe da imputarsi al fatto che, mentre le persone maggiormente intelligenti figliano poco o non figliano affatto, gli stupidi, invece, si riproducono a spron battuto. Questo significherebbe che, nel giro di qualche centinaio di anni, il...

Era mio padre

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Mio padre ha sempre amato dormire. Non si levava certo al canto del gallo e nonostante ciò, dopo pranzo, aveva proprio bisogno di un pisolino. Pisolino per il quale doveva accontentarsi del divano, dal momento che mia madre mai gli avrebbe concesso il letto rifatto. Va detto che il divano non doveva necessariamente essere il nostro: andavano bene anche quelli dei parenti presso cui trascorrevano le feste comandate o quelli dei parenti che vivono lontani, dai quali si recava per consegnare l'olio. Come i bambini: mangiava e dormiva. E per non smentirsi, anche nel suo letto di morte sembrava dormire. D'altronde tra i tanti appellativi della morte vi è pure "sonno eterno": sarai dunque contento di sonnecchiare, finalmente, senza mamma che ti sbranda ad una certa ora. Invece a noi manca la tua sagoma distesa su quel divano troppo corto che ti faceva sembrare un gigante. Un gigante buono. Mio padre, anche da sveglio, ha sempre parlato poco in famiglia. Ma come ...

La festa di Montà

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Sia chiaro: parlo per me, ma la Festa di Montà, quando finisce, lascia dietro di sé una scia di malinconia che ha nulla da invidiare alle scie delle pisciate degli ubriachi che si possono trovare, tutte in fila, nei pressi del muraglione di cinta del castello in questi giorni. È una malinconia che sfocia praticamente in un mare di tristezza. Sarà che la fine della Festa decreta un po' la fine della bella stagione, un'ultima fiammata d'estate quando le giornate si sono fatte già visibilmente più corte. Passare per piazza San Michele andando a lavorare il primo lunedì dopo la chiusura delle "danze", ha sempre un qualcosa di desolante: piazza vuota; musica spenta; plance accatastate le une sulle altre in attesa di essere riposte chissà dove fino a chissà quando; gazebo chiusi riuniti vicino ai tavoli del salotto, chiuso anch'esso; palcoscenico svuotato di tutta l'attrezzatura tecnica; spillatori non ancora smontati ma, ahimè, già privi di fusti; c...

Cresci

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Sono sul letto. La serranda è socchiusa quel tanto che basta per permettermi di vedere. Fuori c'è il solito casino: schiamazzi di gente che litiga, utensili da lavoro che si lamentano ripetitivi e fastidiosi, echi di traffico senza sosta dall'Aurelia, TV e radio gracchianti dagli appartamenti dei vicini. Insomma: tutto come sempre. Sempre se escludiamo il fatto che tu non ci sei. Lo sapevo che prima o poi sarebbe successo, ma non pensavo così presto. O forse, semplicemente, non si è mai preparati. Un po' come con la vecchiaia: sai che capiterà anche a te, ma quando succede davvero ti lascia prima sorpreso, poi frustrato. Vedrai, vedrai... Che poi, a ben pensarci, anche con te è questione d'età. Solo che tu non stai ancora invecchiando. O meglio: tecnicamente sì, ma nel tuo caso si parla ancora di crescere. Perché è indubbio: sei cresciuta. E pare che io non stia accettando l'idea, per quanto, più che un'idea, sia un fatto. E pure banale e scontato. E...

Decadimenti

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Anni ed anni di lavoro a contatto con la vecchiaia e niente: ancora non mi ci sono rassegnata. In questi giorni ho scoperto un ulteriore inestetismo, frutto, appunto, della mia vecchiezza, a causa del quale diminuiscono le zone di corpo che posso scoprire mantenendo un minimo di decoro e, va da sé, aumentano quelle su cui è necessario stendere veli pietosi sotto forma di indumenti più coprenti. Pensar che sembra ieri che scoprii la mia prima ruga: quella sulla fronte, tra gli occhi. Ero in quel di Lisbona, di fronte allo specchio dei bagni di un campeggio e l'abbronzatura metteva ancor più in rilievo la presenza della maledettissima. Tant'è che la mia ormai ex amica me la fece notare con un sorriso beffardo spalmato sul viso. Sempre scelto belle amicizie io. Un po' come gli uomini... Comunque, all' epoca avevo 28 anni e, a ben pensarci, probabilmente quella ruga era già lì da mo'. Perché la vecchiaia inizia prima. Molto prima. La mia è iniziata a circa 1...

Musica maestra

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A me piace la musica quando è fuga e ritorno: quando la melodia ti conduce lontano e le parole ti riportano dentro di te, in visita a luoghi che non sapevi di avere, di fronte a verità che non sapevi di sapere. Al punto che ti viene dal cuore di esclamare: "Ma questa canzone è stata scritta per me!" A me piace la musica perché ti salva, ti esalta quando stai bene e ti aiuta a soffrire di più e meglio quando hai proprio bisogno di farlo. Perché tutti, per quanto sembri assurdo ed incredibile, necessitiamo di soffrire di tanto in tanto. Per fortuna la musica è anche cura. A me piace la musica che diventa colonna sonora degli spezzoni di vita migliori, quella da ballare ad occhi chiusi, da cantare a squarciagola, quella che ti porta in bei posti ad ascoltare un'orchestra in concerto. A me piace la musica perché è libertà e redenzione, gioia e dolore, storia e fantasia, amore e paura, immortalità e passione. Mi piace perché è un linguaggio universale che attravers...

Scemo più scemo

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Mi piacerebbe essere un'altra persona. È uno dei primi miei pensieri. Probabilmente perché ho sempre avvertito che nella mia diversità c'era qualcosa di strano; che qualcosa in me non andava. All'asilo, osservando le altre bambine intente nelle loro occupazioni, non riuscivo a capire, per quanto mi sforzassi, come potessero divertirsi giocando "alle mamme" o "alle maestre". D'altronde io preferivo scorrazzare con i maschi. Il problema è che, non essendo un maschio pur avendone l'aspetto, spesso venivo da questi esclusa o discriminata. Tutte queste cose, insieme, hanno contribuito a far sì che mi sentissi sempre più sbagliata ed inadeguata. E va da sé che la mia autostima ne è rimasta compromessa al punto da non spingersi mai oltre livelli subacquei. Tuttavia, purtroppo o per fortuna, il mondo è tanto pieno di coglioni che, alla fine, la stima in me stessa ha preso a risollevare la testa. E non sarebbe un male se, in maniera inversamen...

Una malattia chiamata adolescenza

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Carissima, non ci crederai ma anche io, che adesso ho 46 anni e potrei essere tua madre, una volta ero come te. E pensavo, esattamente come te, che gli adulti, in particolare i genitori, non capissero un cazzo e fossero, addirittura, dei nemici. Come te soffrivo e non capivo perché. Ma invece di parlarne con qualcuno, ho preferito chiudermi in me stessa. E ho smesso di mangiare. Cercare di raggirare le attenzioni di mia madre, che ovviamente si accorse del vertiginoso calo del mio peso in poco tempo, era diventata la mia missione quotidiana. Il mio chiodo fisso. Sapere di avere il controllo su di me e sulla mia fame (sono sempre stata molto golosa) mi dava un senso di potere così inebriante che, spesso, nelle corsie del supermercato, mi fermavo appositamente a guardare i dolciumi con aria di sfida pensando: "Tanto non vi mangio!". Eppure la voragine del cuore aumentava di pari passo con il vuoto dello stomaco. Ma non sapevo ancora che crearsi problemi ulteriori pe...

Virtualità reale

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L'idea che la realtà sia un'illusione era diffusa già nell'antichità. Basti pensare al concetto indù di "Maya", ossia il velo di illusioni in cui la dualità tra concetti come bene e male, luce ed ombra, giusto e sbagliato domina la nostra percezione, laddove, invece, si tratterebbe di facce diverse di una stessa medaglia. Anche Platone, nel mito della caverna, sostiene che, all'interno di essa, l'uomo percepisce solo l'ombra della realtà, e soltanto uscendone può apprendere la verità su di essa. Ad oggi anche la fisica quantistica sembra andare in questa direzione: la realtà che percepiamo è solo una facciata, una simulazione, un'illusione appunto, ma molto ben orchestrata. Insomma cos'è reale? Quello che vediamo, sentiamo, tocchiamo è veramente tutto ciò che c'è, o è frutto di un programma sofisticato, di un'esperienza interattiva che sembra solo reale? Alain Aspect, premio nobel per la fisica nel 2022, ha condotto alcuni e...

Dell'amore si sa nulla

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"Mi manchi!": modo di dire interessante. Quando ce lo sentiamo dire ne siamo compiaciuti. E lo stesso vale per tutt'un'altra serie di espressioni quali: "Ho bisogno di te!" o "Senza di te non vivo!". Il fattore che accomuna tali locuzioni è il concetto di carenza che vi sta alla base. In ambito di tossicodipendenza, la carenza è quello stato in cui la mancanza di una determinata sostanza si ripercuote negativamente sul corpo e sulla mente dell'individuo che ne abbia abusato fino a poco prima. Quindi mi chiedo come sia auspicabile, in ambito relazionale, venir considerati alla stregua di una droga che venga, appunto, a "mancare". Peccato che le mancanze di cui ciascuno di noi crede d'esser vittima, non possono che essere colmate da noi stessi. Addirittura c'è chi dice che sono illusorie perché ciascuno di noi è corredato di tutto il necessario fin dalla nascita. Ma questo è un altro discorso. Torniamo a noi: siamo s...

We are the world

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Lo spacciatore di ricordi di Montà ha colpito ancora. Qualche giorno fa, infatti, mi è stato girato un video in cui, io ed altri giovani e giovanissimi, cantiamo in coro "We are the world" alla fine di uno dei tanti recital natalizi organizzati in seno alla parrocchia, nei lontani anni 90. A parte la triste constatazione che la vita di almeno 3 delle persone presenti nello spezzone è stata spezzata in giovane età, c'è da notare che anche quelle ancora in vita ad oggi di certo sono cambiate, quindi, in un certo senso, non esistono più. Con la canzone, che interpretiamo con gran fervore e convinzione, asseriamo di essere i bambini che un giorno porteranno la luce, avendo scelto di costruire un mondo migliore. Come? Donandoci. È evidente che la sola parte vera della canzone è quella che dice che siamo bambini. Perché solo dei bambini potevano essere davvero convinti di quel che cantavano. Il pezzo continua affermando che non possiamo andare avanti a sperare che l...