Il senso della vita
Chi dice che i bambini sono filosofi naturali ha ragione. Questa settimana, durante l'intervallo, una bimba di quinta, solitamente molto esuberante e chiacchierona, se ne stava tutta sola, stranamente pensierosa e silenziosa. Alla mia domanda: "Sei in fase riflessiva?" mi ha risposto che sì, effettivamente lo era: "Sto pensando ad una cosa strana: il senso della vita...". Invece di farmi i cazzi miei o rispondere con qualche frase di circostanza tipo: "Mamma mia che pensieri profondi per una bambina della tua età!", mi sono sentita in dovere di tentare una risposta alla sua domanda implicita, risposta che, per fortuna, non è stata: "La vita non ha palesemente alcun senso, è tutto assurdamente sbagliato, che schifo, vaffanculo al mondo!". Le ho detto invece: "Credo che il senso della vita sia cercare di scoprire chi siamo davvero... proprio com'era scritto sulla porta del tempio di Delfi: conosci te stesso". Per fortuna la bambina era in transito verso il cortile, dove avrebbe trascorso l'intervallo col resto della sua classe. Così non ha avuto il tempo di chiedermi: "E come si giunge alla vera conoscenza di sè?". Perchè in quel caso sì che sarei stata nella merda e non solo perché sono tonta. Nel senso che sì, tonta lo sono, ma la colpa risiede anche nella domanda, cui hanno tentato di rispondere i più grandi pensatori di tutti i tempi (vedi Socrate). Senza grande successo. Perché per quanti aggettivi/appellativi scovi per definirmi, in realtà non starò facendo altro che delineare ruoli (bidella, educatrice, madre, figlia...), aspetti della mia personalità (depressa, pigra, disagiata, ipersensibile) o idee preconcette di altri e mie (strana, unica, particolare, pazza...). Tuttavia credo che la domanda incriminata voglia andare più in profondità. La maggior parte dei pensatori asserisce che il suo scopo sia quello di far sì che l'uomo, ponendosela, venga a patti coi propri limiti e la propria finitezza. Io dico che é così, ma non è così. Mi spiego peggio: secondo me questa domanda ci impone di andare oltre i limiti imposti alla nostra persona per andare alla scoperta della scintilla divina che abita in ognuno di noi. Ma dato che è effettivamente impossibile sondare l'infinito (perche noi siamo tutti "finiti"... ok, non proprio tutti...), allora va da sé che la domanda : "Chi siamo?" potrebbe non avere mai risposta, ponendoci effettivamente faccia a faccia coi nostri limiti. La cosa difficile da capire è questa: è necessario porsi tale domanda pur già sapendo che risposta non avrà. Perché è così che si cresce in consapevolezza. È come il viaggio: un viaggiatore esperto sa che più ancor della meta conta il percorso che ad essa conduce. In questo specifico caso non conta la risposta. Contano la domanda e lo sforzo di risolverla. Parimenti, nel viaggio verso sè stessi contano il processo, le esperienze, le sfide, che conducono per forza di cose ad un accrescimento personale. Comunque, per quel che mi riguarda 'ste benedette sfide che mi sono capitate, esse assomigliano più a sfighe e le esperienze sono quasi tutte storie di disagio. Infatti hanno contribuito sì alla crescita, ma del mio giramento di coglioni. Che sta per tradursi in processo di rottura definitiva dei suddetti. Chi sono io, dunque? Io sono stufa!
Bella la Panda , sei sempre lo spettacolo che vorrei
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