Vicino, ma...

Da bambina fantasticavo molto sugli arcobaleni. Nella storie che leggevo, erano passaggi verso ricche lande, sentieri di luce e colore che collegavano Terra e Cielo, scivoli verso tesori preziosi e nascosti. 

E Ii sognavo spesso. Ho scoperto che, nei sogni, simboleggiano il successo dopo la "tempesta", la forza di affrontare e resistere ai cambiamenti, la pace e la serenità.

Ecco... ora sono qui davanti al "mio" arcobaleno personale con le scarpe quasi rotte durante il cammino e molto, molto meno entusiasmo di quello che avrei avuto a sette anni (in fondo, per quanto affascinante e suggestivo, ora so che è solo un fenomeno ottico atmosferico, no?).

Che faccio? Lo guardo e passo oltre? Oppure vado a scoprire dove conduce? E se dovessi seguirlo, quale sarebbe la direzione migliore? Insomma: mi butto? Perché non so se reggerei il tuffo al cuore derivante da un eventuale salto nel vuoto.

E poi ho scarpe vecchie e stanche. C'è, inoltre, da considerare che non è l'unico arcobaleno del mondo, che ce ne saranno altri, in futuro, di ampiezza maggiore e colori più vividi. A ben vedere, a questo manca addirittura l'indaco... Mai na gioia, oh!

E niente, resto qui sola com'è giusto che sia, a pochi passi dalle luci e dai colori del sogno che non ho il coraggio di percorrere, perché ancora in mezzo alla tempesta della disistima, delle critiche e dell'indifferenza. Ferma nel mio grigio uniforme (e io odio le uniformi!).

P.s. Comprate il libro così la smetto di scassare!

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